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D.Lgs. 151/15 e controllo a distanza dei lavoratori. Aumento o riduzione di tutela?

Con la recente entrata in vigore del D.Lgs 151/15 forte è stato il dibattito in ordine all’art. 23 del medesimo che è andato a modificare l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori in materia di impianti audiovisivi ed altri strumenti di controllo.

La nuova norma prevede che non sia necessario un previo accordo con le rappresentanze sindacali per l’utilizzo degli strumenti forniti al lavoratore per rendere la propria prestazione lavorativa (tablet, smartphone, pc) e per quelli di registrazione degli accessi e delle presenze (badge). Questo perchè detti strumenti vengono qualificati come strumenti di lavoro e non come strumenti di controllo a distanza del lavoratore.

Durante il Privacy Day Forum, tuttavia, l’ex Garante della Privacy Pizzutti si è dimostrato contrariato nel merito, in quanto a suo condivisibile parere la predetta attitudine dipende dai software che vengono installati sugli apparecchi in dotazione del lavoratore. L’ex Garante ritiene infatti che qualora venga installato, ad esempio, un sistema gps di localizzazione, in detto caso possa essere discutibile il fatto che il predetto strumento non sia qualificabile come controllo a distanza del lavoratore e, per l’effetto, non debba essere soggetto al previo accordo con le rappresentanze sindacali per la relativa installazione.

Ciò su cui richiama ulteriormente l’attenzione invece l’attuale Garante Soro è il fatto che la norma consenta di utilizzare i dati raccolti da parte del datore di lavoro per “tutti i fini connessi al rapporto di lavoro” e che, vista la genericità della definizione, detta utilizzabilità possa estendersi anche ai fini disciplinari e di corretto svolgimento delle mansioni del lavoratore, con conseguente inevitabile controllo a distanza dell’attività di quest’ultimo.

Unica tutela di cui godrebbe il lavoratore sarebbe quella di dover essere preventivamente informato della citata facoltà del datore e che, in ogni caso, il trattamento effettuato dovrebbe rispettare la normativa in materia di privacy, pena l’inutilizzabilità dei dati raccolti.

Spinosa appare quindi la questione, per la cui concreta soluzione si dovranno attendere le prime applicazioni pratiche della riforma.