“Cosa cerco in un candidato”: selezionatore HR Vs imprenditore. Opinioni a confronto.

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Abbiamo deciso di "intervistare" chi esamina i numerosi CV che Synergica riceve ogni giorno. A seconda della formazione e dell’interesse professionale è infatti comune che chi legge I CV dei candidati possa volerne indagare diversi aspetti. Con noi hanno parlato Giulia Balestra (formatrice e selezionatrice con laurea in psicologia del lavoro) e Michele Cannata (formatore, consulente e amministratore della società): buona lettura!

Come prima domanda vorremmo capire se ritenete che i Curriculum vitae che leggete quotidianamente siano in linea con le vostre aspettative.

M.C.: molto spesso rimango deluso sotto diversi profili a dire il vero, ci sono degli errori e delle leggerezze che, in una fase così importante, non andrebbero commessi.

G.B.: concordo, ci sono errori che pongono il candidato in cattiva luce fin dalle prime righe del suo CV.

 

Quali sono, secondo voi, gli errori più comuni?

M.C.: Gli errori di ortografia, che per me sono inaccettabili, anche se di battitura. Il CV va letto e riletto più volte prima di essere inviato, altrimenti un refuso potrebbe essere indice di disattenzione e pressapochismo.
Un altro aspetto, che mi sento in dovere di sottolineare, è che la foto “al mare” non è mai una buona scelta quando ci si candida per un lavoro, eccetto – forse- per il ruolo di bagnino. Credo che, in generale, per proporsi in alcuni ambiti la foto potrebbe essere superflua, meglio rimandare al profilo Linkedin dove, invece, è necessaria. Nel caso in cui venisse richiesta esplicitamente, meglio usare il buon senso e scegliere un'immagine con un look "job oriented"; no a occhiali da sole, make-up eccessivi e abiti sexy. Un ulteriore punto dolente, è l’utilizzo di una mail non professionale per l’invio del CV. Es. Kikka83@..., trasmette poca serietà. L’assenza dell’ oggetto nella mail è un grave errore, inserirne uno specifico permette infatti di recuperare velocemente, al bisogno,il profilo del candidato attraverso la funzione “cerca”.

G.B.: Oltre a ciò che giustamente indica Michele aggiungerei, tra gli errori più frequenti, la redazione di CV dal numero di pagine eccessivo. Quest’ultimo elemento, che può sembrare un vantaggio, nel concreto è un problema perché il tempo per leggere i profili è sempre poco; pertanto considero un valore aggiunto la capacità di sintesi. Per quel che concerne la foto, ritengo che sia un elemento importante per comprendere il modo in cui si presenta la persona e soprattutto per riconoscerla subito al momento del colloquio di selezione. Conosco colleghi che escludono - quasi a priori - i CV sprovvisti di fotografia.
Un aspetto che ritengo utile sottolineare è che spesso noto l’assenza del riferimento alla normativa sulla privacy e della firma del candidato. Sono elementi che possono sembrare facoltativi ma, in realtà, sono fondamentali. Lo stesso vale per i curriculum non aggiornati, anche se questo dato emerge solitamente solo durante il colloquio di selezione.
Un altro punto dolente è l’assenza di una lettera motivazionale. Un buon CV andrebbe almeno accompagnato da una mail in cui il candidato esprima quali sono le motivazioni che lo hanno spinto ad inviare la candidatura, sia essa spontanea o in risposta ad un annuncio specifico.
Un ultimo particolare che osservo - e non apprezzo mai - è l’invio del CV direttamente dal cellulare con tanto di dicitura e marca dello smartphone, non lo trovo professionale, mi da l’mpressione che non venga dedicato sufficiente tempo alla redazione dello stesso.

 

Che cosa non dovrebbe mancare, secondo voi, in un CV efficace?

M.C.: un elenco di contenuti mirati e curati. Suggerisco di rileggere più e più volte il testo e accorciare eventuali frasi con periodi troppo lunghi o complessi.
Un elemento che apprezzo, ma che ricevo davvero di rado, sono gli allegati che dimostrano l’esperienza della persona. Per riprendere l’esempio del candidato formatore, un elemento interessante potrebbe essere l’invio di un link ad un video in cui la persona fa lezione oppure la pubblicazione di un suo articolo su una rivista on -line. Per distinguersi, potrebbe essere utile realizzare un’infografica che descriva quanti corsi ha svolto, in quali ambiti e quanti anni di esperienza ha alle spalle.
Quando possibile, infine, suggerisco di allegare anche una lettera di referenze, rigorosamente seguita almeno da un indirizzo e-mail, che permetta di verificarne l’autenticità.
Ritengo infine fondamentale, prima dell’invio, assicurarsi di inserire un oggetto diversificato a seconda del tipo di candidatura. Mi spiego con un esempio, meglio scrivere “candidatura spontanea per il ruolo di formatore/formatrice” che non solo “candidatura spontanea”. Se si risponde ad un annuncio, invece, è utile seguire le informazioni riportate su quest’ultimo o, almeno, inserire il codice di riferimento nell’oggetto.

G.B.: Una versione interessante di Cv, può iniziare con una brevissima descrizione della persona, massimo 4 o 5 righe, dove inserire le informazioni sulla sua personalità, sulle sue competenze comunicative e relazionali. In questa descrizione, è utile riprendere quelle caratteristiche del profilo presenti nell’annuncio che rappresentano il candidato o un punto che egli condivide della “mission” aziendale.
Se le esperienze svolte sono molte, ritengo preferibile inserire solo quelle principali tralasciando quelle minori, soprattutto se non attinenti al ruolo a cui aspira il candidato. Per rendere il testo meno piatto, è utile grassettare poche informazioni chiave, in modo da aiutare il selezionatore ad avere un riassunto delle competenze principali dato che, in media, la prima scorsa di un Cv dura solo 6 secondi.
Molte volte ciò che può fare la differenza è la personalizzazione. Il Cv, come anche la lettera motivazionale o di presentazione, devono essere adattati a seconda del ruolo e del tipo di azienda per cui la persona si candida. Questa modifica mirata, deve riguardare sia i contenuti che l’aspetto grafico del documento. In linea generale, ritengo che il “formato europeo” sia da evitare, se non esplicitamente richiesto. Infine penso che un candidato dovrebbe inviare il Cv sempre in pdf non modificabile, rinominando il documento con il proprio nome e cognome.

 

Qual è la vostra opinione in merito all’inserimento nel CV di informazioni “extra” come hobby e sport?

M.C.: le ritengo poco influenti. Penso che sia meglio dare spazio, ad esempio, a quelle competenze extra curriculari spendibili in ambito professionale.

G.B.: le informazioni sugli hobby e lo sport non sono fondamentali ma utili per farmi un’idea della persona che mi troverò di fronte. Inoltre va considerato che se un candidato è appassionato di bungee jumping potrebbe essere maggiormente a rischio infortuni rispetto ad un amante degli scacchi. Mi rendo conto che è una sorta di discriminazione, ma alcuni selezionatori tengono conto di questi piccoli particolari durante il processo di “scrematura” dei candidati. Più spesso, lo sport è un elemento positivo che viene associato ad una propensione verso il lavoro in team,come nel caso del calcio, o a quello svolto in autonomia, come nel caso del tennis. Onestamente credo che questa interpretazione lasci il tempo che trovi, quello che saprò, probabilmente, è se un candidato ha già avuto occasione di relazionarsi con un gruppo o meno. Ci sono infine sport, come la danza, che se praticati con costanza implicano disciplina, grande impegno e orientamento al sacrificio, valori importanti anche al lavoro. Infine, la partecipazione alle attività di volontariato mi interessa perchè comunica attitudine all’impegno sociale, attenzione agli altri e senso civico.

 

Qual è la vostra opinione sulla nuova “moda” di utilizzare social network per presentare il CV e di quelli digitali?

M.C.: Ritengo che Linkedin, si stia rivelando un canale importante di incontro tra domanda e offerta di lavoro e che possa anche essere fonte di ispirazione per chi cerca un impiego. Una possibilità da non sottovalutare è quella di consultare i profili che alle aziende interessano e costruire il cv di conseguenza. È importante sapere però che non esiste alcun trucco: una volta creato il proprio profilo, le persone non verranno immediatamente contattate da numerose aziende che stavano aspettando proprio loro. Linkedin è uno strumento, e in quanto tale bisogna imparare a padroneggiarlo, iniziando a conoscere le aziende che lo utilizzano, facendosi avanti, partecipando ai gruppi, altrimenti sarà difficile essere notati. Ho letto che, recentemente, sta prendendo piede la moda di utilizzare anche altri social network per costruire i propri cv, in particolare il Twesume, via Twitter. Onestamente, trovo difficile credere che questi strumenti, come anche i Cv digitali possano interamente sostituire il vecchio cv cartaceo, ma affiancarne uno così innovativo può essere utile per farsi notare o per chi voglia tentare una carriera in un ambiente orientato alla tecnologia, mentre non sempre può aiutare in un’ impresa tradizionale.

G.B.: ad oggi esistono diversi modelli di cv digitali, che per la propria struttura non possono essere stampati. Li considero positivi, perchè sono in grado di superare i limiti della carta, ma non possono essere sostitutivi del classico CV. Ultimamente si sta diffondendo anche la creazione di video cv, nei quali il candidato, in pochi minuti, si presenta al datore di lavoro, raccontando di sé e sfondando la barriera che esiste sempre nel conoscere una persona solamente tramite la carta, o al massimo tramite una fotografia. Appoggio questa soluzione, mi permette di cogliere aspetti della personalità del candidato che difficilmente possono essere messi per iscritto. Preciso che questa modalità presenta anche molti limiti, se il video riesce male o non si è sicuri di quello che un datore di lavoro cerca, è possibile ridurre in partenza le proprie possibilità, in misura molto più incisiva rispetto al cartaceo.

 

Vi è mai capitato di consultare Facebook per farvi un’idea di chi vi troverete di fronte al colloquio?

M.C. Sì, mi è capitato. Come dicevo prima, è proprio attraverso queste “finestre” sulla vita privata che ho notato delle incoerenze tra il CV e la presentazione sul social. Ritengo sia un’arma a doppio taglio, può valorizzare un profilo, o può fornire informazioni che un futuro datore di lavoro non vorrebbe mai conoscere. Non per nulla i giornali testimoniano diversi episodi di licenziamenti, avvenuti a seguito della pubblicazione di post “incriminanti”, da parte dei dipendenti stessi. Aggiungo un ulteriore elemento di riflessione rispetto ai social in generale: un candidato dovrebbe fare attenzione alle contraddizioni tra pagine virtuali e realtà. Un esempio? Non posso dichiararmi vegano per difendere gli animali e portare il CV in una macelleria, sarebbe incoerente.

G.B.: concordo con Michele, alcuni social network vengono spesso utilizzati come supporto alla selezione del personale e offrono, il più delle volte, un quadro desolante di come i candidati trascorrono il loro tempo libero. Se una persona che ha condiviso per anni contenuti mal interpretabili si trovasse a cercare lavoro, le consiglierei di rendere il profilo il più possibile privato. Anche il fatto di non essere affatto presenti sul social è un elemento che spesso suscita la mia curiosità, in quei casi apprezzo chi mi risponde che preferisce presentarsi di persona e non pubblicare dati personali in rete. In alcuni casi, ammetto che i social network possono essere uno strumento in grado di confermare o arricchire una immagine veritiera e fedele del candidato, forse nella mia esperienza sono un stati un po’ troppo rari. Ad esempio, se una persona ambisce a diventare responsabile dell’area Relazioni con l’esterno di una azienda, sarebbe certamente positivo che mostrasse, attraverso il social, le sue capacità relazionali, comunicative, organizzative e la predisposizione a creare rapporti con tante persone. Tutto questo nel rispetto dei limiti di decoro e di professionalità, va sans dir/chiaramente.

E voi cosa ne pensate?

Infografica creazione curriculum - Synergica srl