Un giro di vite contro gli sprechi alimentari

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E’ stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale la Legge 19 agosto 2016, n. 166 “Disposizione concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà, sociale e per la limitazione degli spechi”. Entrerà in vigore a partire dal 14 settembre 2016.

Tra gli obiettivi principali della norma ci sono l'incremento del recupero e della donazione delle eccedenze alimentari, con priorità della loro destinazione per assistenza agli indigenti. Allo stesso tempo si favorisce il recupero di prodotti farmaceutici e altri a fini di solidarietà sociale. Importante anche il contributo alla limitazione degli impatti negativi sull'ambiente e all'educazione dei cittadini per diminuire gli sprechi alimentari. Vediamo di seguito le principali novità di interesse per gli operatori del settore alimentare.

Quali alimenti possono essere donati gratuitamente:

  1. Cessione delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale: a soggetti donatari che possono ritirarle direttamente o incaricando altro soggetto, l’utilizzo prioritario deve essere a favore di persone indigenti (seguito da sostentamento di animali e ad uso autocompostaggio o compostaggio)
  2. Cessione di alimenti che presentano irregolarità di etichettatura, purchè queste non siano relative a data di scadenza oppure alle informazioni sulle sostanze allergeniche o provocanti intolleranze
  3. Cessione di eccedenze dei prodotti agricoli in campo o di prodotti di allevamento, in tal caso le operazioni di raccolta sono svolte sotto la responsabilità del soggetto che raccoglie nel rispetto delle norme in materia di igiene e sicurezza alimentare
  4. Prodotti della panificazione e derivati degli impasti di farina che non necessitano condizionamento termico non essendo stati venduti entro le 24 successive alla produzione.
  5. Alimenti confiscati idonei al consumo umano o animale dall’autorità competente

La legge definisce come eccedenze, “i prodotti alimentari, agricoli e agro-alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza del prodotto, sono, a titolo esemplificativo e non esaustivo: invenduti o non somministrati per carenza di domanda; ritirati dalla vendita in quanto non conformi ai requisiti aziendali di vendita; rimanenze di attività promozionali; prossimi al raggiungimento della data di scadenza; rimanenze di prove di immissione in commercio di nuovi prodotti; invenduti a causa di danni provocati da eventi meteorologici; invenduti a causa di errori nella programmazione della produzione; non idonei alla commercializzazione per alterazioni dell'imballaggio secondario che non inficiano le idonee condizioni di conservazione;”

A chi è possibile cederli:

L’art. 7 della legge in esame stabilisce che i destinatari della donazione possono essere: “Gli enti pubblici nonché gli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività d'interesse generale anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale nonché attraverso forme di mutualità, compresi i soggetti di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460”

Modalità di cessione:

  1. La cessione è consentita anche oltre il termine minimo di conservazione (TMC – “da consumarsi preferibilmente entro” differente dalla data di scadenza che sostituisce il termine minimo di conservazione nel caso di alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico oltre la quale essi sono considerati a rischio e non possono essere trasferiti ne' consumati) purché siano garantite integrità delle confezioni e condizioni corrette di conservazione
  2. Le eccedenze possono essere trasformate, sempre nel rispetto dei requisiti di scadenza e di igiene, in prodotti destinati al consumo prioritariamente umano e poi animale

Obblighi degli operatori:

  • Prevedere corrette prassi operative per garantire la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti. Sono responsabili del mantenimento dei requisiti fino alla cessione
  • Operare una selezione degli alimenti secondo criteri di qualità e igienico-sanitari, nel rispetto delle norme vigenti
  • Adottare misure per evitare commistioni tra i prodotti alimentari destinati ai diversi usi.

Quindi la legge inserisce nel quadro normativo italiano un provvedimento che aumenta la tutela di categorie deboli senza però rinunciare o andare in deroga a quelle che sono le prassi operative e le normative di settore.

Il processo di donazione infatti deve garantire il rispetto delle buone pratiche igieniche e di conservazione già in vigore presso gli operatori (manuale di autocontrollo e HACCP) e deve essere accompagnato da una integrazione seppur minima di procedure e istruzioni operative specifiche che possano testimoniare la “dovuta diligenza” del donatore.

Al fine di offrire supporto agli operatori che volessero, anche per qualificare il proprio lavoro e il proprio orientamento etico, impegnarsi in questo senso, verranno promosse attività di formazione e di stesura di linee quida da parte dei Ministeri competenti. Inoltre le regioni hanno facoltà di stipulare accordi o protocolli d'intesa per promuovere comportamenti responsabili e pratiche virtuose volti a ridurre lo spreco di cibo e per dotare gli operatori della ristorazione di contenitori riutilizzabili, realizzati in materiale riciclabile, idonei a consentire ai clienti l'asporto dei propri avanzi di cibo. Questo aspetto comprende anche la possibilità di applicare un coefficiente di riduzione della tariffa sui rifiuti alle utenze non domestiche o TARI, relative ad attività produttive che producono e distribuiscono beni alimentari, in caso di donazione gratuita agli indigenti.

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